Shavarsh Karapetyan, un eroe dentro e fuori dalla piscina

Shavarsh Karapetyan

Oggi vorrei parlarvi di un eroe. Certo nella giornata della memoria forse pensereste ad un eroe che abbia salvato vite dai campi di concentramento nazisti.
Invece la nostra storia si svolge negli anni settanta e riguarda Shavarsh Karapetyan, che salvò un numero incredibile di vite e che vinse anche 17 titoli mondiali nel nuoto pinnato.
La mattina del 16 settembre del 76 il ventitreenne Shavarsh sta correndo i suoi 20 km quotidiani quando vede un filobus finire nelle acque del lago Yerevan.
Molti dei passeggeri sono privi di coscienza, per l’impatto o per l’acqua fredda, intrappolati a 10 metri di profondità, in quel bus lungo 25 metri.
Senza esitazioni si tuffa in acqua. Nuota, si immerge. Rompe i finestrini del filobus e riemerge.
Lo fa per trenta volte prima di perdere i sensi essere sopraffatto dallo sforzo e dai tagli causati dai vetri rotti.
Sono ben venti le persone che gli devono la vita. In realtà ne ha salvate ancora di più ma non tutti poi riuscirono a sopravvivere nonostante le cure mediche.
Shavarsh rimase 45 giorni in coma e dovette abbandonare le competizioni, un vero peccato considerati i numerosi titoli mondiali ed europei che aveva già vinto a soli 23 anni.
Per uno strano scherzo del destino non sarà l’unica volta in cui metterà a rischio la sua vita nel tentativo di salvare persone sconosciute: nove anni dopo, nel febbraio del 1985, ci fu un incendio in un ospedale e, incredibilmente, Shavarsh fu tra i primi ad entrare e ad estrarre alcune persone dalle fiamme.
Sarebbe bello se, invece di scrivere condividere articoli sull’orologio da 800.000 euro con cui Nadal scende in campo oppure sulla vita di Roscoe, il bulldog di Hamilton, si parlasse di cose come queste.

Credits: Testo di Simone Lunghi