“VIETATO L’INGRESSO AI CANI E AGLI EBREI” Ecco la coraggiosa storia di tre nuotatrici olimpiche

Ruth Langer, Judith Deutsch, Lucie Goldner

Questa è la storia di tre nuotatrici ebree che sono passate alla storia per essersi coraggiosamente rifiutate di abbassare la testa al regime alle Olimpiadi naziste di Berlino del 1936. Sono Ruth Langer, che a soli quattordici anni – nel 1935 – aveva già stabilito i primati nazionali dei 100 e dei 400 stile libero, Lucie Goldner e Judith Deutsch. Il loro rifiuto nasce un giorno, quando nella piscina dove si allenano compare un cartello: “Vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei” e quando a causa di questo oltraggio la federazione mondiale degli sport club ebrei raccomanda agli atleti il boicottaggio.

Così, la giovane Langer si nega alle Olimpiadi e per questo viene immediatamente radiata e i suoi record rimossi. La campionessa fugge da Vienna, va in Italia, poi nel 1939 emigra a Londra, dove si sposa nel 1943 e dove muore nel giugno del 1999, a 77 anni. Purtroppo, soltanto quattro anni prima della sua scomparsa la federazione austriaca del nuoto cancellò il vergognoso bando del 1936 e la riabilitò.

Lucie Goldner Gordian, invece, va a Berlino lo stesso. È giovane anche lei, ha diciotto anni. Ha scelto di rappresentare l’Austria, ma nella sfilata inaugurale degli atleti davanti a Hitler, si rifiuta di fare il saluto a braccio teso. Viene squalificata a vita ma grazie alla stampa il governo riduce la pena, sospendendola per due anni. Lucie viene però arrestata quando i nazisti invadono l’Austria. Durante l’interrogatorio, grazie a un medico riesce a scappare, si tinge i capelli, diventa bionda e camuffa la stella gialla che la identifica come ebrea, mette in valigia i trofei e parte per Berlino in treno. La carrozza sulla quale viaggia è piena di agenti della Gestapo, ma il pilota personale di Hitler, che fa il galante con lei, capisce che è ebrea e l’aiuta. Le passa il distintivo, una svastica d’oro, e glielo fissa sul risvolto del tailleur: “Con questo andrai sicura sino a Berlino”. E fu così, riesce infatti a raggiungere Londra. È morta in Australia nel 2000.

Judith Deutsch dimostra fin da piccola di essere un eccezionale talento nel nuoto, detiene il primato su tutte le brevi, medie e lunghe distanze già all’età di 15 anni ed è tra le prime dieci nella lista delle migliori al mondo. Nel giugno del 1936, Judith inizia a tenersi alla larga dagli allenamenti e scrive all’Associazione austriaca di nuoto che avrebbe partecipato alle Olimpiadi solo come ebrea, non come rappresentante dell’Austria, e che al contrario la sua coscienza glielo proibiva. L’associazione reagì con severità alla coraggiosa decisione politica della diciassettenne, che viene interdetta dai giochi Olimpici per tutta la vita (pena poi ridotta a due anni) e le vengono cancellati tutti i record e i titoli di campionato. Nello stesso anno, la Deutsch emigrò con la sua famiglia ad Haifa, l’unica città della Palestina con una piscina dove allenarsi. Morì nel 2004 a Herzliya, in Israele. Ma solamente nel 1995 una delegazione dell’Associazione austriaca di nuoto le mandò una lettera di scuse con il riconoscimento di tutte le sue vittorie e dei record.

Scusate se vi abbiamo tediato con un racconto storico, ma per non dimenticare bisogna continuare a raccontare. E a condividere storie di coraggio e di eroismo come queste, che fanno venire voglia di combattere il male, sempre.

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Fonte: “La Shoah dello sport” di Leonardo Coen.